Il suono delle campane armoniche ci riporta a Casa

La prima volta che ho preso in mano una campana tibetana armonica e l’ho suonata sono rimasto affascinato e rapito.

C’era, in quel suono, qualcosa di antico che mi apparteneva, qualcosa che avevo dimenticato, forse perso, ed improvvisamente era affiorato nuovamente alla soglia della mia attenzione. Era un amico che tornava dopo lungo tempo.

matteo-gottardiL’atto di riconoscersi non era innescato dalla mente bensì dalle membra, da pelle, carne e ossa della mia mano, su cui la campana poggiava, e risalendo lungo il braccio la vibrazione era arrivata al cuore, facendolo rimbombare. In quel momento ho capito. Ho capito cosa intendono i nativi americani quando parlano della Via Rossa, il percorso che porta dalla mente al cuore. Ho capito che nessun dibattito scientifico sulla fisica del suono, nessuna disquisizione tecnica sulla teoria musicale può solo avvicinarsi alla magia di percepire, con tutto il corpo, per esperienza diretta, il suono di questi strumenti ancestrali.

Quel giorno per me ha rappresentato il punto di svolta tra una vita passata sotto il dominio della mente razionale, dell’esasperazione della prestazione e della mania di controllo ad una dimensione più colorata e musicale, abitata da emozioni ed istinti, piena di meraviglia e di persone che preferiscono la collaborazione alla competizione. Quel giorno mi sono messo in cammino, alla ricerca del vero me stesso.

Questi strumenti ed in particolare queste campane hanno una qualità che va oltre la purezza e pienezza del suono, è una qualità che agisce nell’invisibile e parla a quella parte di noi profondamente collegata all’Universo. Quella parte che la fisica quantistica, così citata negli ultimi tempi, chiama “non locale” cioè al di fuori dallo spazio e dal tempo. Forse è questo il segreto che le campane custodiscono, il loro suono è una porta di ingresso sulla realtà oltre il velo dell’illusione. Una chiave di accesso al Nagual dei Toltechi.

Io le considero grandi strumenti di autoguarigione ed “awakeners” cioè risvegliatori di consapevolezza.

Consiglio a chi non è stanco di farsi domande, a chi si riconosce nella “Strada non presa” di Robert Frost, il percorso di massaggio sonoro armonico di Albert e soprattutto le sue campane. Consiglio di tenerne una, vicino al letto, di suonarla per sé stessi, nei momenti felici, nei momenti di malinconia. Consiglio di accompagnare il suono con il canto e di lasciare andare le tensioni, i pensieri, le preoccupazioni. Vi accorgerete della differenza nella vostra vita. Vi renderete conto che avete imboccato la strada di Casa. Buon viaggio.

Matteo Gottardi
Operatore MSA e Reiki Master
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